Perché si dice… ‘Spada di Damocle’

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Prosegue il nostro viaggio alla scoperta delle origini storiche e gli aneddoti che si celano dietro le espressioni che usiamo quotidianamente durante la vita di tutti i giorni.

 

Oggi vi spieghiamo l’origine dell’espressione ‘Spada di Damocle‘.

 

Si tratat di una metafora utilizzata molto frequentemente in riferimento ad un racconto di Cicerone. Essa rappresenta l’insicurezza e le responsabilità comportate dall’assunzione di un grande potere. Da una parte c’è il timore che il ruolo di potere possa essere portato via all’improvviso da qualcun altro, dall’altra che la sorte avversa ne renda molto difficile il mantenimento. In genere tale espressione viene usata per indicare un pericolo incombente e/o quasi inevitabile.

 

Secondo il racconto di Cicerone, Damocle è un principe particolarmente adulatore alla corte di Dionigi I, tiranno di Siracusa nel IV secolo a.C. Nell’aneddoto, Damocle sostiene, in presenza del tiranno, che quest’ultimo sia una persona estremamente fortunata, potendo disporre di un grande potere e di una grande autorità. Dionigi gli propone, allora, di scambiare con lui i rispettivi ruoli per un giorno, in modo che possa assaporare tale fortuna. Damocle accetta. La sera si tiene un banchetto, durante il quale inizia a tastare con mano i piaceri dell’essere un uomo potente. Solamente al termine della cena Damocle nota, sopra la sua testa, la presenza di una spada affilata sostenuta da un esile crine di cavallo. Dionigi l’aveva fatta sospendere sul capo di Damocle perché capisse che la sua posizione di tiranno lo esponeva continuamente a grandi minacce per la sua incolumità. Immediatamente Damocle perde tutto il gusto per i cibi raffinati che sta assumendo, nonché per i bellissimi ragazzi (in latino detti pueri), che gli stanno intorno e chiede al tiranno di voler terminare lo scambio, non volendo più essere così fortunato.

(Fonte: Virgilio.it)

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Omero

Tutti mi conoscono come il poeta greco autore dell’Illiade e dell’Odissea, ma in pochi sono certi della mia identità. Alcuni sostenevano che fossi figlio di una ninfa, altri mi credevano discendente di Orfeo, alcuni mi descrivevano come un cantore cieco che errava da una città all’altra. Tutto ciò ha permesso di creare intorno a me farne una figura mitica, proprio come i personaggi delle mie opere. Ecco perché, in questo blog, vi racconterò tutti i segreti su come si racconta una storia e le regole per far entrare un racconto nel mito.

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