Perché si dice

Fausto Raso

Perché si dice…”Avere il baco” ?

Avere il baco

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta delle origini storiche e gli aneddoti che si celano dietro le espressioni che usiamo quotidianamente durante la vita di tutti i giorni. Oggi vi spiego l’origine e il significato dell’espressione “Avere il baco“.

C’è un solo lettore di queste modeste noterelle che possa dire – onestamente – di non essere mai stato posseduto, naturalmente in senso figurato, da un baco? Se, per caso, ce ne fosse uno, mentirebbe spudoratamente: tutti nella vita, prima o poi, abbiamo avuto che fare con questo animaletto. Perché? Perché tutti ci siamo innamorati. Questo è, infatti, il significato della locuzione che avete appena letto.

Dice il principe dei modi di dire, Ludovico Passarini, che «baco è lo stesso che verme, e il verme è un tremendo roditore sordo, che, lentamente sì, ma senza posa consuma le viscere del corpo in cui è nato e tiensi nascosto. Orrendi sono i danni prodotti dal verme, e il più spesso irreparabili, perché non avvertiti a tempo. La peggiore malattia che incoglie i bambini è quella detta appunto dei bachi o dei vermi; le povere mamme lo sanno. I vermi morali poi sono i più fieri; e che voglia che dirsi e che fare; il verme del rimorso strazia irreparabilmente. Se stesse bene prendere in burla tal pensiero, si potrebbe il rimorso chiamare il “verme solitario” dell’anima. Dal verme, dunque, che adagino adagino lavora dentro, guasta il sangue, scolorisce i be’ visini e infonde malinconia e tristezza, che non la sa chi non la prova, dico essere provenuta la metafora “avere il baco” (…)

“Avere il baco di che sia” vale, quindi, figuratamente, essere innamorato, siccome spiegano i vocabolari. Significa ancora, pretenderla in qualche cosa, avere passione. Il Bellini nella “Cicalata” posta innanzi alla sua “Bucchereide” a c. 6 “dice di piú che questo vostro parente non ha altro da tacciarsi, che un piccolo difettuzzo , e questo è un po’ di baco di Poeta, e che però stasera cicalerà verseggiando” (…)».

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fausto Raso

Sono Fausto Raso, giornalista pubblicista, laureato in Scienze della comunicazione e specializzato in Editoria e giornalismo. Da sempre mi sono occupato delle problematiche linguistiche. Titolare della rubrica di lingua “Nostra Lingua Madre e Matrigna” del “Giornale d’Italia” dal 1990 al 2002, collaboro con varie testate, tra cui il periodico romano “Città mese” del quale sono anche garante del lettore. Sono stato consulente linguistico di varie emittenti radiofoniche locali. Ho scritto con Carlo Picozza, giornalista de La Repubblica, il libro “Errori e Orrori. Per non essere piantati in Nasso dall’italiano”. In questo blog vi racconterò le origini dei più comuni modi di dire utilizzati nella lingua italiana.

 

 

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