Perché si dice

Fausto Raso

Perché si dice…”Aver mangiato i confetti di papa Sisto” ?

Perché si dice..."Aver mangiato i confetti di papa Sisto" ?

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta delle origini storiche e gli aneddoti che si celano dietro le espressioni che usiamo quotidianamente durante la vita di tutti i giorni. Oggi vi spiego l’origine e il significato dell’espressione “Aver mangiato i confetti di papa Sisto“.

Avete mai assaggiato, cortesi “navigatori”, i confetti di papa Sisto V? Certamente no. Questo genere di dolci, infatti, non si mangiano: si “ammirano” o si “ascoltano”. Ci spieghiamo meglio. “Dare i confetti di papa Sisto” è una locuzione che fa parte del nostro patrimonio idiomatico e si adopera quando si vuole dare – all’improvviso – una cattiva notizia; oppure quando si vuole impartire una “lezione” a qualcuno, senza avvertirlo, riservandogli una crudele sorpresa.

Questo modo di dire fa il paio con l’altro, indubbiamente piú conosciuto, ma meno crudele: “arrivare come un fulmine a ciel sereno; vale a dire comunicare una notizia improvvisa, non attesa, ma necessariamente “cattiva”. La spiegazione di quest’ultimo modo di dire è intuitiva; mentre i “confetti del papa” abbisognano di una chiara interpretazione. Si racconta che papa Sisto, stanco dei disordini e dei gravissimi delitti dei patrizi romani – da anni in lotta tra loro – un giorno invitò i capi delle varie fazioni a pranzo e, a un certo punto, offrí loro dei confetti invitandoli contemporaneamente a guardare verso le finestre del salone dicendo: “Ammirate le vostre torri, guardate come sono fiorite!” Dalle torri di ogni famiglia pendevano, impiccati, molti dei loro satelliti. Da questo episodio, probabilmente, nacque anche il detto “papa Sisto non la perdonò nemmeno a Cristo”.

 

 

 

 

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Fausto Raso

Sono Fausto Raso, giornalista pubblicista, laureato in Scienze della comunicazione e specializzato in Editoria e giornalismo. Da sempre mi sono occupato delle problematiche linguistiche. Titolare della rubrica di lingua “Nostra Lingua Madre e Matrigna” del “Giornale d’Italia” dal 1990 al 2002, collaboro con varie testate, tra cui il periodico romano “Città mese” del quale sono anche garante del lettore. Sono stato consulente linguistico di varie emittenti radiofoniche locali. Ho scritto con Carlo Picozza, giornalista de La Repubblica, il libro “Errori e Orrori. Per non essere piantati in Nasso dall’italiano”. In questo blog vi racconterò le origini dei più comuni modi di dire utilizzati nella lingua italiana.

 

 

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