Perché si dice

Fausto Raso

Perché si dice… ‘Ai tempi in cui Berta filava’

12022015095355_sm_10810

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle origini storiche e gli aneddoti che si celano dietro le espressioni che usiamo quotidianamente durante la vita di tutti i giorni.

Oggi vi spieghiamo l’origine dell’espressione ‘Ai tempi in cui Berta filava‘.

 

Il detto vuol dire “in tempi lontanissimi” e indica il periodo non solo molto antico ma anche quello che non c’è più, finito.

 

La leggenda dice che era Berta la Piedona, moglie del re francese Pipino il Breve e madre di Carlo Magno. Adenet le Roi, il trovatore vissuto attorno al 1275, ha scritto un poema la cui protagonista era Berta la Piedona, chiamata così perché aveva un piede più lungo dell’altro. Il poema racconta che durante il viaggio per raggiungere il futuro sposo la principessa Berta è stata sostituita con la figlia della sua dama di compagnia, ma è riuscita a fuggire e ha trovato asilo nella casa di un taglialegna presso il quale ha vissuto per qualche anno, facendo il lavoro di filatrice. Poi, grazie alla particolarità di piedi diversi, la sostituzione è stata scoperta e Berta ha preso il suo posto sul trono francese. Da allora Berta la Piedona è patrona delle filatrici.

 

L’altra leggenda dice che Berta in questione era una certa vedova Berta, molto povera ma molto devota al suo re. Un giorno ha filato una lana sottilissima e l’ha donata al sovrano. E lui, saputo della sua povertà, le ha regalato tanti soldi e garantito una vita sicura e comoda. Quando i sudditi del re, saputo di questo gesto così generoso, hanno cominciato a donargli filati pregiati ma il sovrano ha risposto a tutti: “Non sono più i tempi che Berta filava”.

 

(Fonte: Italiano che fatica)

© Riproduzione Riservata
Tags

Fausto Raso

Sono Fausto Raso, giornalista pubblicista, laureato in Scienze della comunicazione e specializzato in Editoria e giornalismo. Da sempre mi sono occupato delle problematiche linguistiche. Titolare della rubrica di lingua “Nostra Lingua Madre e Matrigna” del “Giornale d’Italia” dal 1990 al 2002, collaboro con varie testate, tra cui il periodico romano “Città mese” del quale sono anche garante del lettore. Sono stato consulente linguistico di varie emittenti radiofoniche locali. Ho scritto con Carlo Picozza, giornalista de La Repubblica, il libro “Errori e Orrori. Per non essere piantati in Nasso dall’italiano”. In questo blog vi racconterò le origini dei più comuni modi di dire utilizzati nella lingua italiana.

 

 

Utenti online